Incontri speciali

  • 19 giugno 2018
Incontri speciali

Incontri speciali in un pomeriggio di metà maggio lungo la strada di un grande viaggio in Perù.

Cusco,  22/05/2018

A causa di una serie circostanze singolari in combinazione con una serie di eventi astrali mi si è rotto lo zaino. Così per non di rischiare di perdere pezzi per strada mi attivo per cercare chi possa ripararlo. 

Mi indicano di andare al mercato di S. Pedro e cercare uno zapatero. Entro nel mercato, la prima signora della prima bancarella che incontro vende souvenir e mi dice di chiedere più avanti, seguo il corridoio, chiedo ad un'altra signora che a sua volta mi indica di andare avanti, poi a sinistra, poi a destra, poi in fondo di nuovo a sinistra dove c'è un altro mini bazar di tessuti che può fare al caso mio.

Mi ripasso nella mente: sinistra-destra-sinistra.

Questo famoso mercato è una specie di labirinto, è facilissimo entrare ma non è scontato che si riesca a trovare quello che cerchi nello stesso mese in cui si è entrati. È un po' come andare da Ikea. Mancano venti minuti alla chiusura e devo accelerare. Nell'aumentare il passo pesto uno sterco, che probabilmente era lì per portarmi fortuna. 

Se no perché doveva stare là? Sotto il mio piede? Cammino due minuti, guardo dove metto i piedi poi alzo gli occhi e come una folgorazione vedo una macchina da cucire. Sono salvo, penso. Mostro il problema alla signora che a primo impatto scuote la testa, poi però lo guarda bene e cambia idea, forse con un pezzo di jeans come supporto si può fare e si mette all'opera. 

Nel frattempo conosco Gabriel suo figlio. Gabriel è un niño di 8 anni anche se di testa ne dimostra almeno 14. La mamma mi racconta di lui, ha gli occhi lucidi, poi lo guarda e sorride orgogliosa. Qui la gente è un po' come quei romani che incontri per strada nella capitale e in dieci minuti ti raccontano tutta la loro vita degna delle miglior commedie tragicomiche. Gabriel è un bambino affettuoso e socievole, anche lui ha una felpa come la mia, mi dice. È il più grande di 4 figli. Suo papà era un poveraccio, un violento che andava e veniva da casa, finché la moglie non lo ha sbattuto fuori casa definitivamente. 

Gabriel non è come tutti i bambini della sua età, la cui massima preoccupazione è fare i compiti per il giorno dopo, lui ora è l'uomo di casa e come la mamma contribuisce a sostenere la famiglia. Gabriel si sveglia tutte le mattine alle 5, da solo prende il bus, fa mezz'ora di tragitto, poi 10 minuti a piedi, per essere alle 6:00 dal panadero dove compra i churros che poi ripone in una borsa termica semirigida. 

Gabriel ha 8 anni e vende churros su strada. Tutte le mattine, prima di andare a scuola, sei giorni su sette. Lo fa per i suoi fratellini, lo fa per la mamma, lo fa per se stesso. Ama il calcio ed è entusiasta che il Perù si sia qualificato ai mondiali, dopo 36 anni. Parla come un quarantenne. Per lui, come per tutti i peruviani, vedere la propria nazionale giocare il mondiale è un sogno che prende forma. Vedo nei suoi occhi un coraggio, una voglia di vivere ed una serenità che non ho mai visto in nessuno prima d'ora. 

Come se fosse l'evoluzione o il risultato naturale di una lunga sofferenza che con il tempo ha imparato a celare. Gabriel ha solo 8 anni ed ha già una storia, fatta di paure e di coraggio, di sofferenza e di rinascita. Mi fa vedere la sua maglia di Messi che probabilmente gli è stata regalata. Penso che se avessi dietro quella di Marquez o quella di Rossi gliela regalerei. Perché anche Gabriel è un prodigio. Anche lui è un fenomeno assoluto come gli altri due.

Gli faccio una foto e gli dico "Gabriel sei un grande". Lui con disincanto mette le mani in tasca, si mette in posa e sorride. 


Road Addiction

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