La mia lezione d’italiano

  • 6 settembre 2018

La mia lezione d’italiano inizia alle 7 di sera.

Pian piano, seduta sulla cattedra aspetto che i loro volti arrivino insieme ai loro lavori, ai loro occhi - a volte già stanchi di una lunga giornata o di pappe preparate ai più piccoli. Li aspetto da soli, ma anche con i bambini, persino con qualche amico; quando sono fortunata, poi, a scuola, i mariti portano le mogli, i figli i genitori. 

Perché venire a lezione per imparare l’italiano è più importante. più importante di tutto il resto. E arrivano, da paesi vicini e lontani, prendendo due treni e un autobus, usando la bicicletta quando diluvia, spingendo un passeggino sotto la neve con un bimbo per mano e uno nel pancione.

Le classi frequentate nella nostra associazione di volontariato sono rigorosamente miste: età, genere, cultura e lingua - non potrebbero essere più variegate. Ed è questa la loro forza magnetica.

Sono piccole stupende babeli del XXI secolo, dove giorno dopo giorno, con sempre meno gesti e sempre più parole nascono discorsi, scambi, racconti di vita, ricordi dolci, traumi impronunciabili.

Ogni anno, lo stupore del primo giorno è sempre lo stesso perché mi si presenta davanti agli occhi l’indice della storia che si scriverà, lezione dopo lezione, durante il nostro anno insieme. 

E così Bangladesh, Marocco, Nigeria, Eritrea, Bolivia, India, Romania, Tunisia, Nuova Zelanda, Iran, Senegal, Russia, Burkina Faso, SriLanka, Perù, e Italia diventano una cosa sola. Con la complicità di chi muove i primi passi in un mondo nuovo, con la purezza che solo le cose semplici hanno, con l’ostinata voglia d’integrazione, con il “parliamo di razzismo”, con le lacrime nostre davanti a drammi loro che si fanno tangibili, con i perché, pregando un Dio e un altro ancora, con i pranzi a casa di uno e dell’altro “Maestra devi venire che ti cucino il couscous”, con i regali dopo le vacanze a casa, con gli esami superati, con i bimbi tra le braccia. Con il mondo ai piedi. Con i brividi, perché loro portano a casa la mia lingua, ma io porto nel cuore loro. In ogni tessuto, in ogni gesto, in ogni abbraccio, in ogni A con l'H e in ogni L'.


Franci

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