Lui è Musa

  • 26 giugno 2018
Lui è Musa

​Lui è Musa. L’incontro più bello fatto durante il mio viaggio in Gambia.

Quando ero in prima superiore, mi fecero il regalo più bello della mia vita: un viaggio in Gambia. Ero davvero felice ed emozionata.

Tra un paesaggio mozzafiato e l’altro, tra persone accoglienti e disponibili, conoscemmo Joseph, un giovane ragazzo che ci fece da guida per tutta la nostra permanenza nel paese africano.

Negli occhi di Joseph si leggeva la passione per il suo paese. Era un piacere farsi guidare da lui.

Tra un gita e l’altra non mancava mai il tempo di ridere, scherzare e raccontarci le nostre vite.

Una sera decidemmo di invitare Joseph a cena con noi. Volevamo offrirgli qualcosa come segno di ringraziamento per la sua gentilezza e la sua disponibilità nei nostri confronti. Ci disse che non poteva assolutamente accettare e che eravamo noi a dover andare a casa sua a mangiare.

Ci pensammo un po’ prima di accettare l’invito. Sapevamo che la famiglia di Joseph era molto povera e non ci sembrava il caso di farci offrire una cena.

Quando dicemmo a Joseph che avevamo deciso di declinare l’invito lui ci rimase molto male e ridendo ci disse: “sappiate che se stasera non venite a cena a casa mia, da domani non avrete più una guida”.

Decidemmo di accettare.

Arrivammo al villaggio di Joseph: case senza tetti e povertà assoluta. Vedere dal vivo le condizioni in cui viveva Joseph fu un colpo.

In meno di un minuto una quindicina di persone, tra adulti e bambini, ci venne incontro facendo una danza tipica della loro cultura. Fu un’accolgienza pazzesca.

Mi accorsi che c’era un bambino in disparte, che ci guardava da lontano e cercava di nascondersi. Chiedi a Joseph chi fosse quel bambino. Lui mi rispose: “è Musa, mio cugino. È un bambino molto timido. Non si avvicina mai agli estranei, e poi non è abituato a vedere gente con la pelle chiara”.

La presi come una sfida. Dovevo a tutti i costi guadagnarmi la fiducia di Musa.

Provai ad avvicinarmi una decina di volte, ma Musa scappava sempre. Ci riprovai ancora e ancora, fino a che Musa mi permise di arrivare a circa un metro da lui.

In quell’istante tirai fuori dalla borsa le vitamine che avevo comprato per i bambini che avrei incontrato durante il mio viaggio. Erano quelle colorate a forma di animale. Ne misi un po’ sul palmo della mano e feci cenno a Musa di avvicinarsi.

Dopo qualche minuto Musa si avvicinò e prese una vitamina. Scelse l’elefante arancione, me lo ricordo ancora.

Da quel momento fu davvero amore. Giocammo insieme tutta sera e lui non mi lasciò più un attimo da sola.

Avevo vinto. Mi ero guadagnata la sua fiducia.

Dopo qualche giorno arrivò il momento di tornare in Italia. Joseph ci lasciò la sua mail. Per un paio d’anni riuscimmo a sentirci. Io gli chiedevo sempre di Musa. Poi, ad un certo punto, Joseph smise di risponderci.

Tutt’oggi, ogni tanto, penso ancora a Musa. Spero con tutto il cuore che sia diventato un ragazzo  sano, felice e che abbia davanti una vita piena di soddisfazioni e felicità.

Cappiale

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