Yo soy revolucionaria!

  • 25 giugno 2018
Yo soy revolucionaria!

14 agosto 2014, Remedios, Cuba.

La sera prima feci una piacevolissima chiacchierata con questa signora, la madre del gestore della casa particular dove dormivo. Mi raccontò, commossa e giustamente orgogliosa, di aver partecipato alla mitica campagna di alfabetizzazione del 61 e di aver conosciuto personalmente Fidel Castro. Amava il suo leader; era il giorno del suo 88° compleanno e aveva chiamato una radio locale lasciando un messaggio di auguri, sperando che fosse trasmesso: una donna dolce e un libro di storia vivente.
Non dimentico però i molti giovani arrabbiati neri con Fidel, per varie ragioni ma fondamentalmente per la povertà e per non poter guadagnare di più di quel minimo imposto dal regime, sufficiente appena per i beni di primissima necessità.
Avrebbe dovuto lasciare il potere molti anni prima?
Probabilmente sì. Ha compiuto nefandezze in nome del regime? Sicuro. Sta di fatto che l'istruzione e la sanità nell'isola sono reali, gratuiti, e non sono scuse. Non sto certo dicendo che avrei voluto nascere a Cuba, ma i confronti non vanno fatti con un paese europeo ma con i loro vicini, Jamaica, Porto Rico, Haiti, che non navigano nell'oro e nemmeno nei diritti. A Cuba sarebbero diventati tutti più ricchi senza il regime? O come succede sempre, si sarebbe creato il solito enorme divario tra fasce sociali? Non si può sapere, ma resta l'ammirazione per
uno dei migliori tentativi della storia di creazione di una società basata su valori diversi dai nostri.

Filippo

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